lunedì, 8 giugno 2026

 

“Se cerchi salvezza, propaga il Rosario”, la lettera pastorale del vescovo Vincenzo

di Pierdamiano Mazza
direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni sociali e la Cultura della Diocesi di Oria

Il 19 ottobre 2025 papa Leone XIV ha elevato agli altari Bartolo Longo, fondatore della Nuova Pompei e apostolo instancabile del Rosario. Per la nostra Diocesi di Oria, che gli diede i natali nel 1841, la canonizzazione rappresenta un evento atteso e profondamente identitario. È in questo clima che il vescovo Vincenzo ha indetto l’Anno diocesano del Rosario, avviato nell’ottobre 2025 e destinato a concludersi nell’ottobre 2026, in coincidenza con il centenario dell’ingresso del nuovo santo nell’eternità.

Al centro della lettera pastorale del vescovo Vincenzo vi è la vicenda spirituale di Bartolo Longo, che da giovane si era allontanato dalla fede, aderendo alle correnti positiviste e allo spiritismo, diffusi negli ambienti universitari dell’Ottocento. La svolta avvenne nel 1872, nella Valle di Pompei allora desolata, dove una mozione interiore lo convinse che la via della salvezza sarebbe stata la propagazione del Rosario. Da quel momento San Bartolo trasformò la sua vita in un’opera di evangelizzazione e carità, fondando il Santuario e numerose istituzioni sociali dedicate ai più fragili, in particolare ai figli dei carcerati che egli – oltre il fondamentale impegno pedagogico – volle più ampiamente riscattare dal destino di emarginazione cui la società li condannava.

Il vescovo Vincenzo inserisce l’Anno del Rosario all’interno del più ampio progetto pastorale “Fate delle vostre Chiese una Casa”, che propone tre priorità: la rievangelizzazione della famiglia, la cura delle relazioni attraverso la carità e la valorizzazione della pietà popolare. In questo quadro la preghiera del Rosario è presentata come uno strumento capace di restituire centralità al Vangelo nella vita quotidiana, unendo contemplazione, memoria e impegno concreto. Il presule ricorda infatti che il Rosario è “preghiera cristocentrica”, radicata nella meditazione dei misteri della vita di Cristo, e per questo particolarmente efficace nel guidare la crescita spirituale personale e familiare.

La lettera pastorale insiste molto sul ruolo del Rosario come preghiera per la pace, in continuità con l’insegnamento dei pontefici da san Pio V fino ai nostri giorni. In un tempo in cui conflitti e tensioni attraversano intere regioni del mondo, il vescovo Vincenzo richiama il valore della supplica mariana come invocazione comune per la riconciliazione dei popoli e come sostegno per ogni cuore ferito da violenza e divisioni. Non meno urgente, sottolinea il presule, è la pace nelle famiglie, spesso logorate da ritmi frenetici, distanza relazionale e una crescente fatica spirituale: il Rosario, con la sua cadenza meditativa, diventa occasione di comunione semplice ma profonda.

Particolare rilievo assume anche la dimensione educativa. Il vescovo Vincenzo invita i giovani ad apprendere la “scuola di preghiera di Maria”, come via per discernere il proprio futuro con serenità e fiducia. Rivolge poi un appello agli anziani e ai bambini affinché si facciano sostegno vicendevole nella preghiera, e sollecita sacerdoti, religiosi e religiose ad approfondire la loro devozione personale al Rosario, facendone un punto stabile della vita comunitaria. L’esempio di Bartolo Longo – che univa contemplazione e opere di carità – diventa così modello per l’intera diocesi, chiamata a rinnovare il proprio slancio missionario.

Il vescovo Vincenzo dedica ampio spazio anche al significato teologico del Rosario: la ripetizione dell’Ave Maria, lungi dall’essere una formula meccanica, è descritta come proclamazione continua dell’Incarnazione e del mistero di Cristo. Meditare i misteri significa attraversare, con lo sguardo di Maria, i momenti centrali della vita del Signore: l’annuncio, la nascita, la missione, la passione, la risurrezione e la gloria. È un percorso che permette di “frequentare il Vangelo” con semplicità e profondità, preparando il cuore alla partecipazione più consapevole dell’Eucaristia, centro della vita cristiana.

L’Anno diocesano del Rosario vuole dunque essere un tempo di rinnovata conversione e di riscoperta dell’essenziale. Il vescovo Vincenzo incoraggia ogni famiglia a dedicare quotidianamente anche un tempo breve alla recita comune del Rosario, assicurando che questa pratica porterà frutti di pace, unità e speranza. L’auspicio conclusivo richiama la celebre Supplica alla Madonna di Pompei, composta dallo stesso Bartolo Longo, in cui il Rosario è chiamato “catena dolce che ci rannoda a Dio”: una definizione che riassume sia la vita che la missione del nuovo santo e che oggi la Diocesi di Oria accoglie come programma per l’anno pastorale da poco avviato.

Qui è disponibile il documento integrale.