di Marco Rubino
“Custodi del giardino”, questo il titolo del camposcuola vissuto a Castelgrande (Pz) dal 22 luglio 2025 al 26 luglio 2025 dai giovani della parrocchia Santa Maria della Neve, chiesa matrice della città di Latiano, luogo di nascita del Beato Bartolo Longo che il prossimo 19 ottobre sarà canonizzato santo da papa Leone XIV.
Con la presenza preziosa del parroco don Salvatore Rubino e degli educatori parrocchiali Laura Argentieri, Annamaria Parini, Marco Rubino, Daniele Galiano, Giorgia Epifani, Serena Bardaro e Chiara Vitale i ragazzi, fin dalle prime battute della loro esperienza con la sosta di poche ore ai laghi di Monticchio, sono stati immersi nella riflessione sul “giardino”, espressione simbolica che rappresenta il creato tutto,il mondo, riscoperto sia con gli occhi autentici della fede come opera di Dio e del suo amore immenso, “come cosa molto buona (Gen 1,31)”, sia analizzato dal punto di vista scientifico, mettendo in relazione gli elementi razionali con quelli trasmessi dal racconto biblico, e notando come proprio quest’ultimo piano, quello della ricerca scientifica non sia in contrapposizione con la dimensione religiosa bensì ad esso complementare; abbiamo visto, infatti, come molti aspetti della spiegazione scientifica riguardo la creazione del mondo siano ricollegabili al linguaggio simbolico presente nel libro della Genesi. L’introduzione al tema del campo si è conclusa con l’attività dello “Stellarium” durante la quale, accogliendo presso la struttura ospitante Casa Naturando il signor Nicola, responsabile dell’osservatorio astronomico di Castelgrande, i ragazzi hanno avuto modo di ammirare nello splendore degli astri la bellezza della creazione del Signore.
Proseguendo il campo ci siamo recati in visita presso il piccolo borgo di Muro Lucano, guidati dalla dottoressa Chiara Ponte, alla scoperta dei luoghi natali del Santo Gerardo Majella patrono di tutta la Basilicata, mentre invece durante il pomeriggio, continuando a trattare il tema del creato, abbiamo affrontato il problema della custodia dello stesso, riservando particolare attenzione all’opera più preziosa della creazione: la vita umana. Nel corso di un dibattito, che ha visto fortemente coinvolti tutti i ragazzi, si è discusso di tutte le ideologie oggi in auge che riguardano la custodia della vita, di come queste siano fortemente promosse dall’influenza insistente e spesso strumentale dei mass media; dopo un dialogo molto costruttivo, i ragazzi sono giunti a riflettere su quanto ogni singola opera della creazione, in particolare la vita umana, sia un dono di Dio e in quanto tale vada rispettata e amata, con la convinzione che per il cristiano, annunciatore della Risurrezione di Cristo, niente, neanche la morte, avrà l’ultima parola sulla vita che dunque va sempre custodita con cura. Subito dopo i ragazzi si sono cimentati in un’eco sfida che ha messo alla prova le loro capacità ecologiche; ad ogni squadra è stata somministrata una serie di domande riguardanti uno specifico ecosistema e in base alla correttezza delle risposte date sarebbe stato possibile ottenere o perdere un pezzo di mondo virtuale disegnato su un cartellone apposito.
Affrontando il tema del rapporto con il creato abbiamo riflettuto su tutti quei vincoli che impediscono di vivere a pieno la relazione con l’ambiente circostante e soprattutto con gli altri; per fare ciò è stato chiesto ai ragazzi, durante l’escursione nei boschi guidata dai docenti Gabriele e Agata con meta la piccola chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, di creare un clima più raccolto per interagire pienamente con la natura circostante; ammirando scenari, ascoltando rumori per apprezzare pienamente l’opera della creazione sfuggendo ai ritmi frenetici della vita di ogni giorno e che spesso portano a dare per scontato quanto ci circonda; di raccogliere dei sassi, simbolo dei pesi che opprimono l’esistenza dell’uomo impedendogli di vivere pienamente la sua vita. Durante la catechesi, ognuno ha riflettuto concretamente sui vincoli, materiali e interiori, che “legano” l’uomo e subito dopo i ragazzi hanno condiviso divisi in coppie le loro riflessioni; successivamente, legati con una cordicella ai sassi raccolti in mattinata, hanno dovuto liberarsi collaborando con il proprio partner; alla fine di questo semplice gioco è stato annunciato come per superare i vincoli che pesano come massi sulla nostra vita è necessario l’aiuto di Dio, che sempre provvederà a nutrire le sue creature, e anche delle persone che abbiamo intorno.
La parte finale dell’esperienza del campo è stata interamente dedicata alla spiritualità dei ragazzi, i quali hanno riflettuto durante il deserto, dapprima da soli, sul rapporto con il creato e con il loro corpo visto come “tempio dello Spirito Santo in loro” (1 Cor 6,19-20); successivamente in gruppo, guidati dagli educatori. Le problematiche emerse, di grande rilevanza e attualità, riguardanti la non accettazione del proprio corpo, il disagio di vivere in una società sempre meno tollerante nei confronti di chi professa la fede cristiana, le difficoltà ad accettare i fallimenti finendo a ricollegarli a delle difettosità del proprio corpo, sono state superate ricordando come “Cristo ci abbia già comprati a caro prezzo” (1 Cor 6, 19-20), amandoci di amore immenso esattamente così come siamo e sulla base di ciò si è giunti a capire quanto gli attacchi della società, che sempre meno è illuminata dalla fede, siano irrilevanti, trovando in Lui la forza per affrontare le avversità. Si è riflettuto anche su tutti i talenti che ogni ragazzo possiede e che gli educatori hanno avuto modo positivamente di apprezzare durante il campo; su quanto quelle qualità siano grandi doni di Dio e su quanto ognuno valga sulla terra e agli occhi del Signore, arrivando così a smontare le paure di chi credeva di non essere all’altezza. I ragazzi, durante l’attività hanno anche fabbricato degli indumenti per coprire le parti del corpo secondo loro “difettose” e in quanto tali necessitanti di essere nascoste.
Il parroco don Salvatore ha, inoltre, presieduto la Santa Eucaristia interamente animata dai ragazzi nel canto, nella proclamazione delle Scritture e nel servizio liturgico; gli stessi ragazzi hanno depositato ai piedi dell’altare gli indumenti prodotti in mattinata come segno del fatto che davanti l’altare di Dio ogni difetto è cancellato.
In conclusione, durante la verifica finale, le ragazze e i ragazzi del campo hanno espresso tutta la loro soddisfazione sull’esperienza, sui temi trattati, sulle reazioni costruite con gli altri, con gli educatori e con il loro parroco. I ragazzi, dal momento in cui per primi hanno vissuto durante l’esperienza del campo momenti emotivamente toccanti, hanno inoltre espresso autenticamente tutta la loro gioia, vista non come una mera felicità esteriore ma nel pieno significato cristiano come certezza che in Cristo è possibile vincere anche la notte più buia. Il messaggio finale trasmesso dal parroco don Salvatore con la celebre frase pronunciata da Sant’Ireneo, “La gloria di Dio è l’uomo vivente” è che ognuno è gloria di Dio e in quanto tale una grande ricchezza. Gli educatori hanno inoltre esortato i ragazzi ad andare nel mondo, vivere pienamente il creato, rispettando ogni creatura, la natura, le persone che sono intorno, mettersi in gioco liberi dai vincoli e annunciare la loro fede ardente senza paura essendo sempre “sale della terra”(Mt 5, 13) consapevoli di “valere più di molti passeri” (Mt 10, 31).






