giovedì, 15 ottobre 2026

 

Giubileo dei Giovani: le testimonianze dei “nostri”

Come già raccontanto dalle colonne di questo giornale telematico, dal 28 luglio al 3 agosto scorsi, circa settanta giovani e sette sacerdoti della Diocesi di Oria hanno preso parte a Roma al Giubileo dei Giovani, tappa significativa dell’Anno Santo 2025 dedicato al tema “Pellegrini di Speranza”. Un’esperienza intensa di fede, fraternità e incontro che ha riunito nella Città Eterna, alla presenza di papa Leone XIV, centinaia di migliaia di giovani provenienti da ogni parte del mondo.

I giovani pellegrini oritani raccontano con parole vive ciò che hanno vissuto.

Per Francesca Salicandro di Oria,

Partecipare al Giubileo dei Giovani è stata un’esperienza bella e intensa. Fin dal primo momento si è respirata un’atmosfera di gioia e condivisione: ragazzi e ragazze da ogni parte del mondo uniti dallo stesso desiderio di incontrarsi, camminare insieme e vivere la fede in modo autentico.
Il momento più forte è stato sicuramente quello della veglia con il Santo Padre: oltre un milione e mezzo di giovani riuniti, come un unico cuore, per un’unica intenzione.
Un’esperienza che lascia il segno, che ci insegna che la fede non è qualcosa da vivere da soli, ma che trova forza nella condivisione e nella strada percorsa insieme.

Aurora Curto di Francavilla Fontana sottolinea la dimensione personale e trasformante di quei giorni:

Ci sono momenti che non si fotografano, ma si imprimono nel cuore. Il Giubileo dei giovani è stato uno di quelli. Sono partita con uno zaino in spalla, senza alcuna aspettativa, e sono tornata con il cuore pieno di emozioni. Non sapevo bene cosa cercavo, ma in quella settimana ho trovato molto di più di quello che immaginavo: ho trovato Dio vivo in ogni persona che incontravo; ogni sguardo e ogni sorriso sapevano di speranza. Il Signore mi ha fatto capire che non ero lì a caso, ero lì perchè la mia vita doveva cambiare, perchè avrei sentito il bisogno di avvicinarmi a Lui, e così è stato. Ho espresso a Lui il mio più grande sogno nella Basilica di San Pietro; nei giorni seguenti l’ho sentito più vicino che mai, come se mi stesse dicendo “ci sono io qui, a tenderti la mano, a darti la forza per portare a compimento questo tuo sogno”. Da quel momento ho sentito mio il significato di Giubileo di Speranza.

Giuseppe Scarciglia, di Avetrana, lega la sua esperienza al valore della fraternità:

“Portate i pesi gli uni degli altri. Così adempierete la legge di Cristo”. (Galati 6,2)
Una frase che rimbomba nel mio cuore dall’inizio di quest’esperienza nella Città Eterna.
Nella mia vita ho sempre dato grande valore all’amicizia, al sostenersi a vicenda, al prendersi cura vicendevolmente e questa mia certezza trova sempre nuove conferme nelle esperienze di fraternità. Tra mille risate e momenti di intensa spiritualità nelle Basiliche più belle di Roma, ho colto che non ero il solo a stimare quanto sia importante il valore dell’amicizia, vera e disinteressata, tanto da capire il perché i primi cristiani vedevano in essa il Corpo Mistico di Cristo (Mt 20, 20).
Nei giorni giubilari, infatti, il cardinal Zuppi invitava migliaia di giovani italiani presenti in piazza San Pietro a sostenersi a vicenda, attingendo alla fraternità, all’amicizia, “perché l’Amore ripara, ripara tutto, sempre, molto più di quello che crediamo”.
E anche il nostro papa Leone ha rimarcato questo concetto, quando, durante la veglia a Tor Vergata, rispondendo alla giovane messicana Dulce Maria, ha invitato il milione di giovani presenti nella spianata a “Volersi bene in Cristo” poiché “L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada verso la pace”. Parole centrali, nell’attuale tempo storico, in cui sappiamo bene quanto noi tutti aneliamo alla Pace tra i popoli. E sarebbe possibile, se tutti seguissimo la medesima strada, la via della Fraternità!
Fraternità e Pace, un binomio inscindibile, che può risultare vincente nella vita, nella Chiesa e nel mondo. L’una a sostegno dell’altra, l’altra impossibile senza la prima. Basta solo crederci un po’ di più, partendo dalle nostre comunità, partendo dalle nostre relazioni personali! Credo sia il primo passo per essere “luce nel mondo e sale della terra” (Mt 5, 13-14). Perché non provarci, INSIEME?

Il ritorno a casa segna per tutti il desiderio di non lasciare che quanto vissuto resti solo un ricordo, ma diventi un cammino quotidiano. Come veri pellegrini di speranza, i giovani della Diocesi di Oria portano con sé la gioia dell’incontro, la forza della fede condivisa e il coraggio di essere segni di fraternità nel mondo.