lunedì, 8 giugno 2026

 

Custodire la Speranza: abitare il servizio, generare il bene

di Cristiana Caraglia
responsabile Azione Cattolica dei Ragazzi Diocesi di Oria

Dal 17 al 19 aprile, il Riva Marina Resort di Carovigno (Br) ha ospitato gli incontri territoriali dedicati ai presidenti parrocchiali, assistenti e consiglieri diocesani di Azione Cattolica. Il tema centrale, “Custodire la Speranza”, ha guidato i partecipanti in un percorso volto a riscoprire il senso dell’appartenenza e la missione dell’associazione nel mondo contemporaneo.

L’evento si è aperto venerdì 17 aprile con l’accoglienza e un’introduzione curata dalla Presidenza Nazionale. Sabato 18 aprile è stata la giornata centrale del confronto. La mattinata è iniziata con la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Claudio Giuliodori, Assistente ecclesiastico generale dell’AC. Successivamente, si è tenuto un dialogo approfondito con:

  • Don Giuliano Zanchi, direttore della Rivista del Clero Italiano e docente di Teologia.
  • Francesca Rispoli, presidente di Libera.

 

Il pomeriggio è stato dedicato ai laboratori tematici, seguiti da momenti di preghiera e convivialità.

Domenica 19 aprile si è conclusa con la celebrazione eucaristica, una plenaria di sintesi e dibattito alla presenza di mons. Giovanni Intini (Arcivescovo di Brindisi-Ostuni) e le conclusioni finali di Giuseppe Notarstefano e della Presidenza Nazionale.

Oltre il “Si è sempre fatto così”: uno sguardo autentico

Uno dei temi portanti è stata la necessità di superare la tentazione di guardare all’indietro o di rifugiarsi in certezze passate. Come ricordato durante il dibattito, il rischio è quello di comportarsi come in una “riunione di condominio” mentre fuori c’è una folla che aspetta una parola di senso sulla vita. La fede, infatti, non è astrazione, ma capacità di dare l’umanità di Gesù alla quotidianità, trasformando il modo in cui stiamo al mondo.

Per evitare di trasmettere un’idea sbagliata di associazione, è fondamentale chiedersi: “quanto siamo stati accoglienti?”. L’AC deve essere “con tutti, per tutti e di tutti”, un luogo dove incontrarsi, ritrovarsi e anche scontrarsi, ma sempre restando aperti al “vento dello Spirito”. Inoltre, l’AC è stata descritta come una chiamata personale e comunitaria che cresce attraverso la gratitudine. Per evitare derive autoreferenziali, l’associazione deve interrogarsi sulla propria capacità di accoglienza e sulla ricerca di chi si è allontanato.

Il Discepolo Missionario tra le Folle

Il profilo del laico emerso dagli interventi di don Giuliano Zanchi e Francesca Rispoli è quello di un discepolo missionario che non si atteggia a “tuttofare”, ma si mette in ascolto del popolo e delle folle. Essere discepoli significa avere lo sguardo di Dio, contrapponendosi alla figura del “religioso che sa tutto” ma non vive la vita.
In un’epoca segnata dalle “passioni tristi”, dove molti cristiani tendono a “andare a rimorchio” senza prendere l’iniziativa, l’AC è chiamata a:

  • Abitare il tempo con pazienza, sapendo che le cose belle richiedono attesa, con uno sguardo autentico sulla realtà
  • Creare legami nel territorio, testimoniando che fede e opera devono camminare insieme.
  • Mettere semi di cambiamento anche nei contesti più difficili, senza l’ansia del risultato immediato.

 

Laboratori di Vita: abitare la Complessità

L’attività laboratoriale ha declinato questa visione in ambiti concreti:

  • Fraternità e Relazioni: Essere tessitori di legami nella società e nella comunità.
  • Dialogo Intergenerazionale: Costruire la speranza attraverso l’ascolto tra giovani e adulti.
  • Corresponsabilità: Un cammino condiviso tra laici e assistenti, valorizzando i talenti di ciascuno.
  • Impegno nel Mondo: Dalla cura del creato alla passione educativa, fino all’impegno sociopolitico e all’attenzione alle marginalità.
  • Nuovi Orizzonti: Affrontare la mobilità dei giovani come opportunità creativa e sostenere le giovani coppie nella sfida dell’amore.

Inoltre, diversi progetti diocesani sono stati presentati come esempi di come unire fede e cultura attraverso proposte semplici e accessibili a tutti.

Verso il Futuro: Narrazioni, non Soluzioni

Nelle conclusioni di Giuseppe Notarstefano è risuonato un invito al coraggio: l’AC non deve semplicemente “funzionare”, deve vivere. L’obiettivo è essenzializzare le strutture per recuperare uno sguardo globale sulla vita delle persone, costruendo ponti anziché muri.

Non ci sono soluzioni preconfezionate per le sfide di oggi, ma narrazioni diverse che nascono dal coraggio di stare nei contesti di cambiamento. Come i discepoli di Emmaus, siamo chiamati a camminare verso una comprensione più profonda di Cristo, aiutando chiunque incontriamo a riprendere cammini di speranza e ad andare controcorrente. In fondo, l’Azione Cattolica ha un compito sublime: aiutare a impastare la terra con il cielo, con la forza della preghiera e la concretezza di chi ama profondamente il proprio tempo.